Ci sono imprenditori che sanno da tre anni di dover mettere in piedi un controllo di gestione, e da tre anni rimandano.
Non per pigrizia. Perché ogni volta che affrontano il tema, davanti si materializza il progetto totale: il gestionale da rivedere, le distinte base da sistemare, i centri di costo da definire, il software da scegliere, la contabilità analitica da costruire. Un anno di lavoro e un investimento importante, per vedere il primo risultato chissà quando.
Di fronte a una cosa così, la scelta razionale è rinviare. E si rinvia.
Il punto è che non serve arrivare al sistema completo per iniziare a decidere meglio. Serve arrivare al primo mese utile.
Primo mese: il conto economico gestionale
Si parte da ciò che esiste già, cioè la contabilità. La si riclassifica in una struttura che separa i costi variabili da quelli di struttura, si definiscono le regole di competenza e si costruisce la prima chiusura mensile, accettando stime ragionate dove il dato preciso richiederebbe settimane.
Alla fine del primo mese l’azienda sa com’è andato il mese precedente, entro pochi giorni dalla sua chiusura. Non lo sapeva prima.
Secondo mese: la marginalità di primo livello
Non il costo pieno di prodotto, che richiede mesi di lavoro e apre discussioni infinite sui criteri di allocazione. Il margine dopo i costi direttamente attribuibili, letto per famiglia di prodotto, per cliente e per canale.
È un numero incontestabile, e proprio per questo viene usato. Alla fine del secondo mese esiste una mappa di dove l’azienda guadagna davvero, che quasi sempre contiene almeno una sorpresa.
Terzo mese: il cruscotto e la prima riunione
Sei o otto indicatori, non venti. Una riunione di un’ora con un ordine del giorno fisso, che si chiude con tre decisioni e i relativi responsabili.
È il passaggio che decide tutto, perché un sistema di controllo che non entra nel processo decisionale resta un archivio ordinato.
Cosa arriva dopo
Contabilità industriale, costi orari, budget strutturato, forecast, business intelligence. Tutto quello che sembrava il punto di partenza diventa il passo successivo, costruito su fondamenta già in funzione e su un’azienda che ha capito a cosa serve.
Novanta giorni non sono un vincolo commerciale. Sono la soglia oltre la quale un progetto interno senza risultati visibili perde credibilità e si spegne.
La proposta di VALORA
In VALORA accompagniamo le aziende che partono da zero lungo esattamente questo percorso, lavorando sui dati che hanno già, senza attendere nuovi software o riorganizzazioni.