Esiste una legge non scritta nelle aziende: più una presentazione è lunga, meno ha da dire. Le grandi decisioni si comunicano in tre numeri e una frase. Le non decisioni, invece, hanno bisogno di 47 slide, due video introduttivi e un grafico a torta tridimensionale che gira.
È l’arte sopraffina di riempire il vuoto. Quando non hai una risposta, costruisci un contenitore così imponente che nessuno si accorge che dentro è vuoto.
L’anatomia del mostro
Il PowerPoint da 47 slide ha una struttura riconoscibile. Le prime dieci slide sono “contesto”: il mercato globale, i megatrend, una mappa del mondo con frecce che partono dall’Asia. Tutto vero, tutto inutile ai fini della decisione.
Seguono quindici slide di “analisi”, dense di grafici colorati. Sembrano dire molto. In realtà ripetono lo stesso dato da sette angolazioni diverse, sperando che la quantità si trasformi in qualità.
Poi arrivano le slide di transizione, quelle con una sola parola gigante al centro tipo “Sfide” o “Insieme”. Servono a respirare e a far passare il tempo.
E infine, alla slide 46, dopo quarantacinque minuti, la verità: una tabellina piccola piccola con i tre numeri che contano davvero. Quelli che, da soli, sarebbero bastati a iniziare la riunione invece di chiuderla.
Le animazioni, ultimo rifugio
Quando i contenuti scarseggiano, soccorrono le animazioni. I punti che entrano da sinistra uno alla volta. Il grafico che si costruisce a pezzi mentre tutti aspettano. La transizione “dissolvenza” che fa molto cinema.
Sono il maquillage del nulla. Tengono occhi e mani impegnati, così il cervello non ha tempo di chiedersi: ma alla fine, cosa abbiamo deciso?
Perché ci caschiamo
La presentazione gonfia non nasce per ingannare gli altri, ma per rassicurare chi la prepara. Costruire 47 slide dà la sensazione di aver lavorato, di aver approfondito, di essere coperti. Decidere, invece, espone. Un numero secco si può sbagliare. Una mappa di megatrend, no.
Così si preferisce la fatica all’esposizione, e il volume alla chiarezza.
La cura, in tre numeri
Una buona regola: prima si scrivono i tre numeri e la decisione, poi, se serve, si aggiunge il contorno. Mai il contrario.
Se una presentazione non si può aprire con “ecco cosa propongo e perché”, il problema non sono le slide. È che la decisione non c’è ancora. E nessuna animazione, per quanto fluida, potrà mai prenderla al posto tuo.