Prima di addentrarci nelle implicazioni strategiche e organizzative, è necessario chiarire con precisione cosa intendiamo quando parliamo di “fatturato” e “ordinato”. Due termini apparentemente semplici, spesso utilizzati come sinonimi, ma che in realtà fanno riferimento a due momenti diversi del processo commerciale e, soprattutto, a due logiche profondamente distinte.
Fatturato è l’insieme dei ricavi generati dalle vendite effettivamente consegnate e fatturate in un certo periodo. È un dato “chiuso”, consuntivo, rilevato nei documenti ufficiali dell’azienda e direttamente collegato al conto economico. Si tratta di un’informazione certa e contabilizzata.
Ordinato, invece, rappresenta il valore degli ordini acquisiti in un certo periodo, indipendentemente dal fatto che siano stati o meno ancora consegnati o fatturati. È un dato prospettico, che guarda in avanti: misura la capacità del team commerciale di generare nuovo business, di alimentare il portafoglio ordini e, in teoria, il futuro fatturato.
Questa distinzione ha risvolti concreti nella gestione. Facciamo un esempio.
Caso 1 – Focus sul fatturato:
Un’azienda meccanica chiude dicembre con 2,8 milioni di euro fatturati. Il team commerciale ha lavorato duramente per anticipare alcune consegne previste a gennaio, in modo da rientrare nel target annuale. I clienti hanno accettato la consegna anticipata, ma l’effetto collaterale è che gennaio partirà con un magazzino scarico.
Caso 2 – Focus sull’ordinato:
La stessa azienda, nello stesso mese, registra 3,4 milioni di euro di nuovi ordini, ma solo 2,3 milioni di fatturato. I sales manager hanno concentrato gli sforzi sulla raccolta di nuovi contratti, lasciando ad altri reparti la gestione del ciclo operativo. Apparentemente la performance commerciale è eccellente, ma la direzione deve ora valutare la capacità produttiva di evadere quegli ordini nei tempi richiesti e con margini sostenibili.
Questi due scenari mettono in luce il cuore del problema: il fatturato misura il risultato finale, ma non sempre è sotto il controllo diretto del commerciale; l’ordinato misura l’efficacia commerciale, ma può essere disallineato rispetto alla reale capacità dell’azienda di onorare gli impegni.
C’è poi un aspetto temporale: il fatturato è già accaduto, è misurabile e consolidato. L’ordinato, invece, guarda al futuro, e porta con sé un certo grado di incertezza, soprattutto se non è accompagnato da un’adeguata qualificazione del cliente o dalla verifica della fattibilità interna.
Infine, è importante notare che la scelta del parametro incide anche sulla percezione del valore creato: in contesti dove la crescita è l’obiettivo primario, si tende a valorizzare l’ordinato come indicatore di espansione; in contesti dove la solidità economica è centrale, il fatturato resta l’unico dato realmente “spendibile”.
La domanda che le imprese dovrebbero porsi è quindi: vogliamo misurare ciò che abbiamo portato a casa o ciò che siamo riusciti a consegnare? La risposta a questa domanda condizionerà tutta la struttura dei sistemi di incentivazione, reporting e controllo.