Un sistema MBO efficace non può essere “taglia unica”. Ogni livello dell’organizzazione contribuisce ai risultati aziendali in modo diverso e deve quindi avere obiettivi coerenti con il proprio perimetro di responsabilità e con la leva gestionale che realmente controlla.
Il principio chiave è la verticalizzazione del sistema MBO, che consente di calibrare la complessità, la natura e l’orizzonte temporale degli obiettivi in funzione del livello gerarchico e del ruolo effettivo del soggetto coinvolto. L’errore più frequente è assegnare a tutti — indipendentemente dalla posizione — lo stesso tipo di obiettivi, generando confusione, disallineamento e perdita di efficacia del sistema.
Tre livelli, tre logiche
Possiamo distinguere tre macro-livelli, ciascuno con logiche e obiettivi propri:
Livello direzionale (es. CEO, Direttore Generale): gli obiettivi sono prevalentemente strategici, legati a trasformazioni aziendali, riposizionamento competitivo, sviluppo di nuovi mercati, investimenti, cambi organizzativi. Gli indicatori utilizzati riguardano quasi sempre grandezze aggregate e risultati di medio periodo.
Livello intermedio (es. Direttori di funzione, Plant Manager): gli obiettivi sono tattici, e traducono le scelte strategiche in programmi operativi. Si lavora sul miglioramento di processi, efficienza, margini, tempi, qualità. I KPI misurano la performance della funzione o dell’unità gestita.
Livello operativo (es. Capi reparto, Supervisori, Quadri): qui si lavora su obiettivi di presidio e di gestione quotidiana. I target sono numerici e legati a volumi, tempi di risposta, livelli di servizio, rispetto delle procedure. La periodicità di monitoraggio è tipicamente mensile o settimanale.
Ogni livello contribuisce in modo diverso ma complementare alla creazione di valore. E ciascuno va valorizzato con un sistema MBO che ne rifletta il ruolo reale e la capacità di influenza.
Criteri per una corretta attribuzione degli obiettivi
Per garantire che ogni manager o responsabile riceva obiettivi adeguati al proprio ruolo, è necessario applicare criteri oggettivi. I principali sono:
Grado di autonomia decisionale: chi prende decisioni strategiche non può ricevere obiettivi esecutivi. E viceversa, chi non ha leve di influenza su certe variabili non deve esserne valutato.
Orizzonte temporale di gestione: obiettivi a 18 mesi per chi governa il cambiamento; trimestrali o mensili per chi presidia l’operatività.
Responsabilità su persone e risorse: più ampia è la responsabilità, più articolata può (e deve) essere la struttura degli obiettivi assegnati.
Impatto economico atteso: ogni obiettivo deve riflettere il livello di impatto economico che il ruolo è in grado di generare o governare.
L’attribuzione degli obiettivi non deve mai essere “simmetrica” né “per eguaglianza”, ma calibrata sulla base di questi elementi.
Struttura modulare del sistema MBO
Un approccio utile è costruire un sistema modulare che preveda diversi formati di MBO per i diversi livelli. Alcuni esempi pratici:
- MBO Direzionale: 3-4 obiettivi con impatto strategico, indicatori di risultato (outcome) e valutazione annuale.
- MBO Funzionale: 4-5 obiettivi di miglioramento, con mix di indicatori di risultato e di processo, monitoraggio trimestrale.
- MBO Operativo: 3-4 obiettivi legati a standard di esecuzione, KPI tecnici, revisione mensile o bimestrale.
La modularità consente di differenziare strumenti, contenuti e metodi di misurazione mantenendo coerenza con il sistema complessivo.
Perimetro, non solo funzione
Nell’attribuire gli obiettivi non ci si deve limitare al titolo del ruolo o alla funzione. È fondamentale considerare il perimetro effettivo di responsabilità del soggetto. Due responsabili con la stessa qualifica possono avere scope molto diversi: uno può gestire 5 persone, l’altro 50; uno ha budget autonomo, l’altro no; uno impatta direttamente sui risultati economici, l’altro solo indirettamente.
Per questo motivo, la definizione degli obiettivi deve partire da un’analisi reale del ruolo esercitato in azienda, non solo da organigrammi o descrizioni formali.
Obiettivi condivisi e obiettivi specifici
Un altro aspetto importante nella segmentazione è la combinazione tra obiettivi comuni e obiettivi specifici:
Gli obiettivi comuni sono trasversali e riguardano l’intera azienda o un’area funzionale allargata (es. miglioramento del margine operativo, riduzione degli scarti, rispetto dei tempi di consegna).
Gli obiettivi specifici sono legati al contributo individuale, alla funzione o al progetto gestito.
Bilanciare queste due tipologie consente di promuovere sia l’allineamento tra le aree, sia il senso di responsabilità individuale.
Ruoli chiari, processi lineari
Infine, la segmentazione organizzativa richiede che siano chiari non solo gli obiettivi, ma anche i ruoli nel processo MBO:
- Chi definisce? (tipicamente la Direzione Generale per i livelli chiave)
- Chi propone? (i responsabili diretti per i propri riporti)
- Chi approva? (la linea gerarchica e l’HR o il Controllo di Gestione)
- Chi valuta? (la direzione o il responsabile diretto)
- Chi raccoglie i dati? (controllo di gestione o figure operative)
Il processo deve essere formalizzato, documentato e replicabile, evitando ambiguità o discrezionalità eccessive.